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E Poi?

Passiamo il tempo ad ammazzare il tempo, questo è il punto.
Passati gli anni e i passaggi imposti dalla società e dalla famiglia, eccoci, intorno ai 20 anni, ad essere, più o meno velocemente, assuefatti e inghiottiti dal mondo del lavoro. Piano piano prendiamo le nostre prime responsabilità, i nostri doveri di buon cittadino, e ci ritroviamo, quasi senza accorgercene, legati e ingabbiati al sistema, alla collettività e alle istituzioni che ci circondano (le stesse cose che, magari, avevamo cercato di combattere o eludere fino a qualche anno prima…).
Lavorare per guadagnare i soldi per pagare le bollette e il mutuo, quelli per sopravvivere, e quelli da risparmiare per toglierci gli sfizi e per riempire il tempo libero. Già, perché alla fine lavoriamo riempendo poi il tempo libero in cose che facciano scivolare via il tempo mentre aspettiamo qualcosa, che sia il fine settimana, le ferie o la pensione. E il tempo corre veloce su noi persi in moltitudini di cose che diventano una sola e che poi si dimentica. Giorni, settimane, mesi e anni così uguali e piatti da confonderli in uno solo, quando pochi momenti saltano alla memoria se ci voltiamo a guardare indietro. Che cosa ho fatto l’anno scorso? e il novembre di due anni fa? e quello del 2005?
Ci perdiamo in diversivi e surrogati per sentirci vivi, mentre forse siamo solo automi che devono fare il loro lavoro.
E allora i nostri hobby, i nostri sport, gli amici, le uscite il week end, le gite fuori porta, le ore al computer o quelle sui libri (e tutto il resto che potete metterci dentro) che cosa sono veramente? Qualcosa che ci tenga impegnati per non farci pensare che, forse, stiamo solo sprecando il nostro tempo?
Viviamo in attesa perenne lasciandoci scivolare il tempo addosso. Passiamo il tempo ad ammazzare il tempo, questo è il punto.
E poi?

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