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Empatia

Empatia
Se tutti ne avessero almeno un po' sarebbe un mondo migliore.

Pochi giorni fa, mentre accompagnavo un ospite in uno dei miei tour, abbiamo trovato questo piccolo pipistrello impigliato in un filo di nylon appeso ad un albero.
Era il primo pomeriggio, probabilmente era in quelle condizioni dalla notte precedente e, né io né l'ospite, ci siamo sentiti di lasciarlo così.
Tirato giù dall'albero, impaurito e lottando per la vita non ha fatto altro che impigliarsi di più e peggiorare la situazione. Noi purtroppo non avevamo nulla di appuntito con noi per sciogliere tutti quegli stretti nodi, ma abbiamo fermato una macchina e, grazie all’aiuto del conducente e delle sue forbicine, dopo 30-40 minuti di paziente lotta (stando anche attenti ai morsi del nostro piccolo amico) siamo riusciti a liberarlo.

Perché vi racconto questo?
Per farmi bello? Per farmi dire bravo?

No, non è quello il mio scopo, il mio “tornaconto” l’ho già avuto nel vedere quel pipistrello scappare via veloce librandosi nell’aria. Quello era l’importante, quello che contava per me.

Racconto questo perché penso che abbiamo bisogno di belle notizie, abbiamo bisogno di diffondere storie a lieto fine: in poche parole, abbiamo bisogno di risvegliare l’empatia che è dentro di noi.

Sarò utopico, ma non credo che la maggior parte sia né cattiva né indifferente. Credo invece che la società in cui viviamo ci porti ad esserlo, ci porti ad indurirci, ad essere diffidenti, ad avere paura.
Basta guardare i notiziari e la serie di tragedie, delitti, guerre che ci raccontano ogni giorno: come sarebbe possibile pensare che viviamo in un mondo dove esiste ancora il bene?

Eppure il bene esiste, c’è ancora, magari nascosto nel profondo di molti costretti a difendersi dalla vita e dalla paura, ma c’è ancora.
Ecco perché preferisco non guardare telegiornali o leggere la cronaca. Ecco perché non voglio sapere di tragedie, delitti e guerre. Ecco perché ho bisogno, invece, di leggere notizie positive, storie a lieto fine.

Perché ho bisogno di commuovermi.
Perché ho bisogno di stare bene.
Perché ho bisogno di credere che il bene esiste ancora.
Perché ho bisogno di credere che non esiste solo la violenza, la cattiveria, la diffidenza e la paura.
Perché credo che abbiamo bisogno di risvegliare l’empatia che abbiamo dentro di noi e tornare a fare del bene. E creare, magari, una reazione a catena.
Perché il mondo in cui viviamo ne ha veramente bisogno…

Non abbiamo bisogno di grandi gesti eclatanti, non abbiamo bisogno di diventare eroi: no, possiamo fare piccole cose, piccoli gesti nel nostro quotidiano, che rappresentano invece tanto per chi li riceve.

A volte basta un sorriso, una parola di conforto, un abbraccio.
A volte basta una piccola cortesia, tenere aperta la porta a qualcuno, lasciar passare qualcuno davanti alla coda del supermercato, aiutare una persona anziana a portare la spesa, fermasi e togliere dalla carreggiata un oggetto pericoloso.
A volte basta guardarsi attorno con occhi diversi, empatici, e scoprire che possiamo fare qualcosa di buono.
E, nel nostro piccolo, rendere il mondo migliore.

È il mondo in cui dobbiamo vivere, d’altronde…
E allora? Vogliamo continuare a vedere attorno solo male e disgrazie o vogliamo vedere e diffondere qualcosa di buono?

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