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Io Che Volevo Vincere i Mondiali

…e invece mi ritrovo a far la spesa” , è un pezzo di una canzone di Alex Britti che mi colpì molto quando la ascoltai la prima volta.
L’ho riascoltata ieri per caso, e mi ha portato inevitabilmente a pensare a quelli che erano i miei sogni, e a confrontarmi con quanti si sono avverati e quanti invece ho perso per strada.
Sono sempre stato un sognatore, ma i sogni cambiano con l’età e forse non è sempre un male se non si sono realizzati, anzi.
Da ragazzo (e fino a qualche anno fa’) volevo vivere una vita spericolata, sempre al massimo, disposto anche a morire a 35 anni pur di aver una vita alla Jim Morrison o Jimi Hendrix, per esempio.
Per fortuna adesso ringrazio il cielo dei miei quasi 38 anni, e di essermi da tempo dato una calmata.
Il problema, forse, è che mi sono sempre interrogato troppo sul senso della vita, con quella forte voglia di ribellione verso una strada disegnata e decisa per tutti.
No, io volevo (e voglio) qualcosa di più che la scuola, il lavoro, la prima casa, forse la seconda, la pensione e la morte. No, ci deve essere qualcosa di più di tutto questo, me lo sono sempre chiesto soprattutto quando mi sono ritrovato davanti ai paesaggi sconfinati e ho pensato a tutto il mondo che c’è fuori la nostra vita, e al poco tempo che abbiamo per andarlo a scoprire…
E sono andato a cercare la mia via tra le mille strade diverse che ho percorso, le migliaia di scelte ed esperienze che ho fatto, proprio per cercare quella risposta che forse non c’è.
Non adesso almeno, non ancora…

Penso anche, però, che c’è tanta gente che si accontenta di vivere la propria vita alla meglio, che ha addirittura paura di lasciare quella strada già tracciata.
Conosco gente che queste domande non se le è mai poste, e che forse non si è mai fermata a filosofare davanti all’immensità dell’oceano o delle montagne, e a volte mi chiedo se, alla fine, non hanno vissuto meglio di me, senza tanti problemi.
Ma io, che con questi problemi ho imparato a conviverci, così come con le domande senza risposta, continuo a cercare quel momento in cui tutto avrà un senso, e tutto sarà perfettamente al suo posto.

E mi immagino vecchio (e affanculo Jim Morrison) soddisfatto della mia esistenza, con tutte le mie esperienze, le mie vittorie e le sconfitte, i miei sbagli e le conseguenze che avrò allora dovuto pagare.

E forse questo sarà vincere il mio mondiale.

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