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Il Lavoro e l'Utopia del Dolce Far Niente

Ho lavorato quasi 20 anni. Ho fatto un po di tutto, tanti diversi lavori e solo in rare occasioni mi sono sentito veramente soddisfatto e appagato. Il più delle volte mi sono ritrovato a maledire il posto di lavoro e il tempo che non passava mai in un continuo countdown aspettando la fine del servizio, il weekend, le vacanze.
Come la maggior parte della gente, almeno per quella che ho conosciuto, lavoravo sognando di stare da un’altra parte, non solo in vacanza, ma anche soltanto a casa, a rilassarmi.
E pensavo a tutto quello che avrei potuto fare, ai progetti lasciati in sospeso da portare a termine, oppure nuove idee da mettere in pratica.
Personalmente pensavo, soprattutto d’inverno, allo stare a casa, in silenzio, a fare quello che mi piace fare, e cioè scrivere, e fantasticavo pensando e immaginando quanti racconti, poesie e romanzi avrei potuto scrivere se solo avessi avuto tempo.
E poi avrei potuto iniziare a fare sport, andare per musei, iniziare magari un corso di fotografia, e così via…
E mentre sognavo il tempo libero, maledivo ancora di più il lavoro che mi toglieva il tempo prima e le energie poi per fare quello che avrei voluto fare e che avrebbe dato un senso alle mie giornate.
Ma bisogna lavorare, ti dicono, in attesa di arrivare alla pensione ed avere allora, finalmente, tutto quel tempo che abbiamo sempre agognato.

Bene.
Sei mesi fa, per fortuna, ho avuto la possibilità di avere per me tutto il tempo che volevo, lasciato a casa dal lavoro e coperto ancora dallo stipendio.
Cosa chiedere di più?
E all’inizio andava più che bene: la primavera prima, l’estate poi, le belle giornate e la possibilità di andare uscire, girare senza chiedersi né il giorno né l’ora.
Ma poi l’enorme disponibilità di tempo a disposizione diventa difficile da gestire, e subdola inizia a farsi strada l’apatia e la voglia di cercare scadenze a breve termine, di aspettare qualcosa.
E quando hai tutto il tempo che vuoi non è bello come immaginavi, e la noia spesso prende il sopravvento. Quella noia che ti toglie l’ispirazione di scrivere, e quella di andare a farti una corsetta.
Forse agogniamo spesso a cose irrealizzabili e malediciamo senza un motivo valido, la vita di tutti i giorni che ci costringe a lavorare in attesa di qualcosa di migliore.
Ma quel qualcosa di migliore esiste poi veramente?
Mi viene in mente una cosa di qualche anno fa.

Ero in vacanza in montagna e stavo discendendo a valle dopo una bella passeggiata. Come altri turisti, mi ero riparato in una malga a 2000m da un violento e improvviso temporale. Aveva poi smesso e io, come gli altri, ci stavamo preparando per rimetterci in cammino.
Sulla panchina di fuori, tra le urla e le voci del gruppo di turisti, il malgaro restava seduto in silenzio, la pipa in mano, il classico grembiule blu da montanaro, la camicia a quadri. Era rimasto così per tutto il tempo, estraneo ai movimenti e alle chiacchiere di noi intorno a lui. Emanava pace e serenità, probabilmente non ero il solo a provare un senso di invidia: lui a vivere li dove noi eravamo solo di passaggio per il breve periodo delle nostre vacanze.
Chi di noi, ingrigiti cittadini amanti della montagna, non avrebbe voluto prendere il suo posto?
Una signora, mentre si infila lo zaino, decide di disturbarlo.
Gli dice che dentro la malga ha parlato con il figlio, che ha assaggiato il formaggio, che era buonissimo.
Il vecchio rimane impassibile, guarda nel vuoto e continua a fumare.
“E lei, a 80 anni, ancora quassù da aprile a ottobre…che fortuna che avete voi, non posso immaginare come sia bello vivere qui tutto questo tempo”
“A dire il vero, dopo un po’ ci si rompe anche i coglioni!” e, senza battere ciglio, continua a guardare nel vuoto.

Ecco, forse non siamo capaci ad amministrare tutto il tempo che abbiamo a nostra disposizione. E, forse, il dolce far niente è solo un’utopia….

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