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Il Lavoro Nobilita l'Uomo

Ho sempre avuto un rapporto contorto con il lavoro, ossia non sono ancora riuscito a capire quanto questo influenzi la vita privata e viceversa.
Fino a poco tempo fa mi lamentavo di come il mio lavoro mi togliesse completamente l’ispirazione e, soprattutto, la voglia di fare: facevo il mio dovere di bravo cittadino, lasciando scivolare la vita su di me, in attesa di qualche weekend o del mese di ferie.
E questo aveva un’influenza negativa anche sulla mia vita privata.
O era il contrario?
Difficile capire il nesso, difficile scindere le due cose.

Adesso continuo ad odiare il mio lavoro, non perché non abbia voglia di lavorare, ma perché continuo a reputarlo un’inutile perdita di tempo, quando al di fuori ci sarebbero milioni di cose da fare, un’intero mondo da scoprire.
Mi viene in mente una frase letta sul web – Lavori per comprarti la macchina per andare al lavoro – oppure chi diceva (non ricordo chi) che inventano e ci danno lavori inutili da fare solo per tenerci impegnati.
Ma adesso apprezzo il mio lavoro perché, durante, posso portare avanti i miei innumerevoli progetti, sfruttare la mia attuale attuale fase creativa: lavoro poco, e vengo pagato, in un certo modo sfruttando e fottendo il sistema che non ho mai accettato.

E allora il lavoro non diventa più un peso, ma un mezzo per migliorare la propria vita, per inseguire i propri sogni.
Il modo per arrivare a quando, con il sorriso in faccia, mi licenzierò per prendermi il tempo, e il mondo, che mi spetta.

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