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Il Mio Primo Falco Pellegrino

Dopo una decina di giorni di nuvole, grigio e pioggia, vedere una “palla luminosa” in un cielo blu mi ha lasciato alquanto meravigliato e perplesso. E così, vincendo la paura per l’insolito fenomeno atmosferico, sono uscito per un giro fotografico.

Come al solito tanti animali, adesso più che mai in fermento in una Natura che si risveglia, ancora di soppiatto, ma che fra un po’ esploderà: il solo fatto di sentire il cinguettio degli uccelli che rompe il silenzio invernale, mi ha fatto sperare, e credere, che non potrà piovere per sempre.
Il morale cresceva, come la rinascita di un sorriso.

E poi lui, il mio primo Falco Pellegrino.

L’ho trovato, o meglio avvistato, in mezzo ad un campo arato, perfettamente mimetizzato tra le zolle di terra ma, per fortuna, in un punto dove la profondità di campo dietro di lui lo faceva spiccare.
O meglio, possiamo dire, ho intravisto qualcosa e, ancora non sicuro di cosa fosse, ho rallentato, fatto inversione, accostato e dall’abitacolo, attraverso il tele-obiettivo, ho potuto constatare che si trattava proprio del mio primo esemplare di questa specie!

Questo meraviglioso rapace, dalle dimensioni non certo imponenti (lunghezza compresa tra i 34 e 58 cm e un’apertura alare di 80-120 cm), ha la straordinaria capacità di raggiungere velocità molto elevate: se è vero che può mantenere una velocità di crociera ad oltre 200 km/h, il Falco Pellegrino può raggiungere, in picchiata, la sorprendente velocità di 385 km/h, divenendo così l’animale più veloce in assoluto.

In Svezia, questo uccello ha avuto una storia molto travagliata ed ha quasi rischiato l’estinzione.
Già negli anni compresi tra il 1920 e 1930 la popolazione subì una drastica diminuzione dovuta alla caccia sconsiderata degli allevatori di piccioni, che vedevano in lui un terribile nemico per le loro attività. Negli anni ’50 e ‘60 poi, furono le tossine utilizzate per l’agricoltura ad abbassare notevolmente la popolazione esistente: i veleni, infatti, rendevano le uova talmente sottili e delicate da farle addirittura rompere durante l’incubazione.

Per fortuna, a metà degli anni 70 nacque il Progetto Falco Pellegrino per salvaguardare e proteggere le sole 15 coppie di falchi sopravvissute.
Come prima azione, il progetto si impegnò a cercare di preservarli dalle tossine come PCB, DDT e mercurio che venivano liberate in natura. Nel 1987, poi, le allora 30 coppie furono portate in una stazione di allevamento appena fuori Gothenburg: l’operazione divenne un tale successo che nel 1997 vennero liberati circa 400 esemplari.

Da allora il Falco Pellegrino si è suddiviso in due gruppi ben distinti: il primo ha preso possesso del Nörrland, ossia quella regione situata al centro-nord che ricopre il 59% del territorio svedese, mentre il secondo si è insediato nella Svezia sud-occidentale.
A poco a poco stanno ora colonizzando anche gli altri territori.

Nella Scania, il falco ha comunque avuto vita dura e, nel corso degli anni, alcune coppie i sono state trovate morte, o per avvelenamento diretto, o per quello dei piccioni, che rimangono tra le prede preferite da questo rapace.
Non sono riuscito a trovare notizie in merito all’attuale numero della popolazione residente in questa regione, ma sembra che sia in lieve crescita, anche grazie al lavoro del Progetto.

Averne visto uno, e aver scoperto dove nidifica e vive, è quindi un fatto eccezionale.
Sono rimasto a fotografarlo ed ammirarlo un bel po’, ogni tanto incrociando i nostri sguardi, mentre tutto attorno rimaneva placido e tranquillo nel sole che, lentamente, calava il sipario su una giornata fantastica.
Poi, evidentemente stufo della mia presenza, si è alzato in volo e velocissimo è sparito all’orizzonte.

Il sorriso allora è veramente esploso.
Allora è vero, ho pensato: dopo un periodo buio, non  possono che accadere solo grandi cose…

Foto scattate con Nikon D750 e Tamron SP 150-600mm F/5-6.3 Di USD G2 SLR

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