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La Fiamma Non si Spegne

Devo aver fatto un sogno irrequieto stanotte, me ne sono accorto perché stamattina ne portavo ancora gli strascichi nei pensieri e nell’umore.
Mentre sono nel silenzio della prime luci dell’alba a gustarmi la prima sigaretta della giornata, mi viene in mente un particolare. Qualcuno che conosco, ma non ricordo più con precisione chi fosse, nel sogno mi dice “hai gli occhi stanchi…hai gli occhi veramente stanchi…”.
Esco dalla doccia e mi specchio.
Eh si, penso, ho gli occhi veramente stanchi, occhiaie grosse e profonde.
Sarà che ultimamente dormo poco e male, sarà che oramai le occhiaie sono destinate ad essere il marchio che mi porterò appresso, il dazio da pagare per tutti gli anni di stravizi.
Ma c’è qualcosa di più: i miei occhi sono stanchi, sono vuoti, non brillano più come devono, come sapevano fare.
Mi viene in mente questa frase:

“Non perdere mai quella luce speciale che ti illumina gli occhi e che proviene direttamente dalla tua anima. E se dovesse accadere, combatti ogni giorno per riconquistarla. (Sergio Bambarén – Lettera a Mio Figlio sulla Felicità)”

E subito dopo, per non so quali collegamenti, ripenso alla poesia “Lentamente muore”.

Combattere per riaccendere quella luce negli occhi, combattere per non morire lentamente.
Sembra facile, ma spesso le soluzioni più ovvie sono quelle più difficili da trovare, anche se sono davanti ai nostri occhi…
Una volta lo sapevo fare. Una volta avevo la forza, avevo la voglia e il coraggio.
Vivevo di esperienze, emozioni forti ad ogni costo, cercando il rischio e il pericolo per sentirmi vivo. E, soprattutto, vivevo senza preoccuparmi troppo del futuro, del giorno dopo, delle conseguenze.
Adesso che già da un po’ ho iniziato a pensare al futuro.
Adesso che sono sceso a compromessi accettando la vita di tutti i giorni.
Adesso che mi preoccupo troppo delle conseguenze, di cosa succederà domani. Adesso che ho il peso degli impegni presi per poter continuare a vivere secondo gli imposti schemi, con una casa da pagare, un lavoro da mantenere.
Adesso che il quieto vivere di ogni giorno mi uccide lentamente, come l’agonia del monotono susseguirsi dei giorni, ognuno uguale all’altro.
Adesso, mio malgrado, mi accorgo che anche io mi sono fatto ingabbiare dal sistema, dalla vita comune: ho superato incolume la rabbiosa gioventù, e adesso mi ritrovo a tirare avanti, calmo e ponderato nelle decisioni e nei giudizi.
Lo ammetto: non ho più la forza per mandare tutto affanculo e liberarmi da queste invisibili catene.
Ma a mio modo continuo a non accettare di morire lentamente, di spegnermi nell’agonia di ogni giorno. A piccoli passi, a piccole cose, cerco di innamorarmi ancora della mia esistenza, e ogni giorno, cerco e mi aspetto novità che portino interesse e benessere.
Qualcosa deve succedere, qualcosa si può sempre fare. Magari senza correre più rischi o cercare il pericolo ad ogni costo…
No, piccole grandi novità che alimentino la fiamma del vivere.
Perché da giovani si combatte per non farla spegnere.
Crescendo, forse, ci limitiamo a ripararla con una mano ed ad avere un’accendino nell’altra.

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