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Perdersi

Partire, viaggiare…perdersi!
Tra strade sconosciute
e pensieri già accarezzati…

Sono sempre stato un girovago, un’avventuriero nello scoprire sempre nuovi posti. Andare e basta, poi si vedrà…
A tre anni mi ritrovarono delle anziane signore che mi facevo una passeggiata nel centro del paese di villeggiatura. Ai tempi delle elementari e delle medie, quando con le famiglie andavamo a passare le domeniche fuori città, costringevo gli amichetti a lasciare il pallone per andare a fare le escursioni nei boschi o sulle alture circostanti.
La bicicletta prima e il motorino poi sono stati i primi mezzi per spingermi sempre più lontano.
Poi la macchina…

Anche se adoro camminare, e spesso sento il richiamo di immergermi nel silenzio della natura, preferibilmente in solitaria, salire in macchina e partire senza una meta prestabilita è sempre stata una necessità, un bisogno che ho per staccare da tutto e tutti e…lasciarmi trasportare.
Trecento quattrocento, cinquecento chilometri, cosa importa?
Solo, con i miei pensieri, senza fretta e senza direzione, una deviazione e nuovi scenari si aprono; e la sorpresa (soprattutto qui in Svezia) di ritrovarsi in posti remoti e selvaggi, eleva dei momenti e dei punti indefiniti nel tragitto del mio girovagare.
La musica come fedele compagna di viaggio e colonna sonora della giornata: a volte scelta, per resuscitare vecchie emozioni, antichi pensieri e remote domande dei tempi andati, a volte causale, per legare irrimediabilmente quel giorno, quel posto, ad aleatori ma importanti ricordi.
Io lo chiamo “perdersi”, anche se a pochi chilometri da una strada che velocemente può riportarmi a casa e alla realtà.

Perdersi come avventura.
Perdersi per stare solo e ritrovare me stesso.
Perdersi per scoprire nuovi luoghi e dialogare con i pensieri dei miei infiniti ieri.

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