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Lo Sguardo dei Faggi

Manuel Chiacchiararelli - Narrativa Aracne Editrice 2011

"Un giallo psicologico davvero inquietante, questo di Manuel Chiacchiararelli. Grande suspense, con risvolti interessanti sotto almeno due profili, quello sociologico e quello spirituale-misterico, tra di loro collegati. Perno e nodo della vicenda narrativa, una vexata quaestio, attualissima, se pure atavica, di spessore filosofico-teologico, giocata sullo scontro Natura-Cultura, e dunque sull’incompatibilità tra una visione animistica del mondo legata agli elementi, alle essenze numinose del creato, ed una visione feticistica del mondo stesso, legata all’artificio tecnologico, alle sovrastrutture culturali, ad uno stile di vita altamente falso e menzognero.
Da un lato la filosofia dell’essere, dall’altro la cultura dell’apparire. Da un lato la semplicità e la naturalezza, dall’altro le finzioni e i pregiudizi. Da un lato l’uomo edenico e dall’altro l’uomo storico, inconciliabili tra di loro.

Tutto parte da un desiderio di autenticità. E’ questo a muovere i due giovani protagonisti, Alex e Tim, che fuggono dal mondo cosiddetto civile, quello dei farisei e dei sepolcri imbiancati, rifugiandosi dapprima nella trasgressione tipica di molti giovani dei nostri tempi: discoteca, sballo, alcool, fumo, droga, sesso smodato e notti folli.
In un secondo tempo, compresa la vanità di tali eccessi, che in fondo condividono con la boria perbenista un identico orizzonte funereo di nichilismo e di morte, i due decidono di soddisfare il loro desiderio di cose essenziali e di gioie semplici evadendo in alta montagna, fra boschi misteriosi, acque limpide e cieli tersi. Si sviluppa così un misticismo della natura che potremmo ben dire francescano, ma anche orientaleggiante, e (perché no?) precolombiano, comunque tipico di culture native, misteriche nel profondo. Ed il tutto è vissuto dai due giovani amici senza emulazioni, in maniera assolutamente originale ed autentica.

“Quel giorno sarebbe dovuto durare per sempre! Sapeva che lì sarebbe dovuto e avrebbe voluto vivere: di poco, di tutto e di niente; di se stesso soprattutto; se stesso così reale e sincero. Senza finzioni. Senza paure e costrizioni”; “Gli sarebbe piaciuto essere uno specchio, non per riflettere la sua immagine e quindi la sua parvenza, ma per vedere cosa fosse realmente lui stesso,…, quello che nessuno conosceva e che lui stesso aveva faticato a trovare ed accettare come compagno di vita”. Una voglia di Madre Natura, di Grande Spirito, di ricerca del divino, dell’universale che abita nell’uomo stesso, al di fuori di ogni credo confessionale, di ogni fede rivelata o storica.

Questa purissima sete di assoluto, questa voglia di verità somme e semplici, è fonte di immenso arricchimento interiore, almeno fin quando i due (Alex in particolare) riescono a conservare il senso tutto umano della precarietà e della limitatezza, della relatività e dell’assenza, della mancanza, da cui sorge, in fondo, la stessa spinta verso la ricerca di pienezza e di assoluto. Purtroppo accade che questi sani limiti vengano oltrepassati ed Alex precipita in uno squilibrio penoso. Vinto dalla voglia di mollare tutto per andare a vivere in quei luoghi meravigliosi, fondendosi con essi in un’ansia suprema di assoluto, smarrisce ogni buon senso e finisce nella follia.

Così quei simboli tanto amati “divennero solo una tremenda e terrorizzante visione, un bosco che, all’improvviso, non era più suo amico e che sembrava rifiutarlo”. “Per la prima volta nella sua vita, l’idea di palazzi, persone, strade, traffico e qualsiasi altro simbolo della civiltà-progresso che aveva spesso denigrato, adesso era ciò che più desiderava per cancellare una Natura invadente e sconosciuta”.  

Un fato tragico. Ed è bravissimo l’autore nel dosare sapientemente i passaggi che vanno dalla nausea cittadina all’incanto montuoso, e poi dall’incanto al terrore, in una graduale trasformazione. Superbo nelle trovate e nelle invenzioni narrative, questo lavoro di grande raffinatezza psicologica e di profondità introspettiva, pone e lascia aperti interrogativi sull’ignoto invitante ed inquietante nello stesso tempo, sempre fonte di sconcerto e di attrazione. Assoluto e relativo sono mondi paralleli.Come tali vanno vissuti, e guai a trasferire il parallelo nel parallelo! Partecipare al mondo in cui si vive è pertanto indispensabile quanto sapersene estraniare al momento opportuno."
Franco Campegiani

"Tragico, struggente, caratterizzato da aspetti del romanzo noir e da aspetti dell’opera esoterica, “Lo sguardo dei faggi” colpisce per l’assoluta originalità del contenuto, per il modo di procedere nella narrazione, ricco di passaggi descrittivi e di salti emozionali. Il ritmo è incalzante e, a livello stilistico l’Autore sa tenere stretti i lettori, affondando il coltello nell’essenza della storia con studiata frequenza e intensità. A mio avviso Manuel Chiacchiararelli può inserirsi nel novero dei pochi scrittori in grado di concepire Opere che esulino dagli standard cui siamo abituati, può stupire e, da vero sciamano, stregare…"
Maria Rizzi

Il romanzo "Lo sguardo dei Faggi" è stato pubblicato in Italia da Aracne Editrice nel 2011 ed è possibile acquistarlo a questo  link.
In futuro ho in programma una edizione e-book e la traduzione dell'opera in inglese.