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Scrivere

Da un paio di mesi, grazie alla mia situazione di disoccupato e al prematuro arrivo dell’autunno scandinavo, faccio quello che ho sempre sognato di fare, ossia lo scrittore a tempo pieno.
Sognare ad occhi aperti? Illudersi? Oppure solo fare qualcosa per tenersi impegnati?
Non so quale sia la risposta giusta e non mi interessa trovarla. So solo che, almeno per il momento, considero lo scrivere come la mia vera e propria occupazione.
E così, dopo qualche ora a cercare lavoro e qualche altra a studiare lo svedese, eccomi a confrontarmi e a combattere con tutto il tempo che ho a disposizione (difficile da gestire quando sei davanti ad un foglio bianco), con i ritmi altalenanti della mia ispirazione (eh, si potesse comandare….) e, per la prima volta, con il dover scrivere rispettando delle scadenze e, soprattutto, in base ad un particolare tema che viene richiesto.
Si, perché scrivere seguendo solo le proprie emozioni e le proprie fantasie forse, se non è sempre possibile, è comunque sempre più facile che scrivere quello che ci viene chiesto.
E scrivo, scrivo molto, scrivo dappertutto: sul computer, su qualche quaderno, su qualche foglio svolazzante, sul telefonino.
Scrivo molto, cancello tanto, ma non butto mai nulla: no, salto da un racconto ad un’altro, ad una poesia, ad un articolo, un pensiero. Mi dimentico, a volte mi perdo.
In un certo modo nascondo i miei scritti a me stesso, li lascio, e come è sempre successo, li ritroverò fra chissà quanto tempo per rileggere i miei pensieri come sfogliando un album di fotografie.
Si, perché scrivere, per noi che è una necessità, un bisogno irrinunciabile, diventa anche un diario di bordo, un amico che ci accompagna e che, di tanto in tanto, ci racconterà nuove e vecchie storie.
E parti di noi.
E allora scrivere è un lavoro, anche se la gente dice il contrario, anche se devi poi andare a trovarti un lavoro vero per continuare a vivere.
Ma almeno per un po’, è bello sognare…

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